La famiglia Gradenigo rappresenta una delle casate più antiche, illustri e potenti del patriziato di Venezia, le cui radici si intrecciano profondamente con la storia della Serenissima fin dalle sue origini leggendarie e medievali.
Con l'espansione della Repubblica di Venezia nell'entroterra (lo Stato da Terra), sancita nel 1405 con la sottomissione di Padova e dei territori circostanti, anche i Gradenigo — al pari di altre grandi famiglie patrizie come i Bragadin o i Loredan — investirono massicciamente nell'acquisto di beni fondiari, corti rurali e tenute agricole nella Bassa Padovana e nella Saccisica.
I Gradenigo facevano parte delle cosiddette "famiglie apostoliche" o antiche del patriziato veneziano. Diedero alla Repubblica ben tre Dogi (Pietro, Bartolomeo e Giovanni Gradenigo) tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo. A Pietro Gradenigo si deve la celebre Serrata del Maggior Consiglio del 1297, l'atto politico che rese il patriziato veneziano una casta chiusa ed ereditaria.
Dopo il 1405, con l'eccidio della Signoria dei Da Carrara da parte della Serenissima e conseguentemente l'ingresso di Padova nei domini di Venezia, i Gradenigo affiancarono agli interessi commerciali marittimi una solida economia fondiaria: acquistarono vasti appezzamenti di terreno, boschi da bonificare e corti agricole nelle campagne padovane per garantire l'approvvigionamento alimentare (soprattutto cerealicolo) alla Dominante.
Nel contesto della ramificazione rurale della famiglia nella zona di Arzercavalli e delle aree limitrofe della Saccisica, la presenza di proprietà patrizie si concretizzava attraverso le cosiddette corti dominicali o case padronali di campagna. Casa Gradenigo-Scapolo (nome che unisce l'originaria proprietà patrizia veneziana alla successiva intestazione o gestione fondiaria locale) rientra nella tipologia delle residenze rurali di terraferma. Non si trattava necessariamente di sfarzose ville di delizia alla Palladio, ma di complessi rurali strategici costituiti dalla casa padronale (riservata al gastaldo o ai proprietari durante la sorveglianza dei raccolti) e dalle barchesse o annessi rustici per i contadini e le attrezzature agricole.
Queste dimore servivano da centri di controllo della produzione agraria locale, coordinando il lavoro dei campi, la gestione dei canali di scolo e la riscossione delle rendite enfiteutiche o dei canoni in natura (Bruni, Gianmario (2002). Il patriziato veneziano e la terraferma: investenze, proprietà e poteri locali nei secoli XV-XVIII. Venezia: Edizioni Marsilio.).
VILLA GRADENIGO SCAPOLO
L’edificio, la cui epoca d’impianto è ascrivibile alla seconda metà del Seicento, sorge all’interno della frazione di Arzercavalli, collocandosi lungo la strada di collegamento tra i comuni di Arre e Terrassa Padovana. Dal punto di vista strutturale, l’immobile si eleva per due piani fuori terra ed è sormontato da una copertura a capanna a due spioventi.
Particolarmente caratterizzante risulta la facciata nord rivolta verso la strada, rifinita con una decorazione a conci in bugnato liscio. L’asse centrale del piano terra è valorizzato da un ampio portale d’accesso archivoltato, incorniciato in pietra e sormontato da uno stemma araldico; ai lati di quest'ultimo si aprono due varchi di epoca successiva che hanno parzialmente alterato la composizione dell’originaria forometria. Al piano superiore, la scansione delle aperture è segnata da finestre architravate impreziosite da cornici in bugnato rustico, che si dispongono in forma binata esattamente in corrispondenza dell'ingresso sottostante.
Gli ambienti interni conservano la tradizionale impianto distributivo veneto con disposizione delle stanze secondo uno schema tripartito. Di notevole interesse storico-artistico è la sala centrale, all’interno della quale sono tuttora custoditi preziosi elementi architettonici e decorativi realizzati in pietra di Nanto e risalenti al XV secolo.(fonte: Catalogo Regionale di ricerca delle Ville Venete).